International Physicists’ Tournament: una sfida a colpi di scienza

Cosa fanno a Göteborg duecento studenti di fisica, provenienti da tutto il mondo, per divertirsi? E perché proprio costruire potenziali armi?


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Una coraggiosa joint venture del Politecnico di Milano e dell’Università Statale di Milano è partita per la fredda Göteborg, per prendere parte all’ International Physicists’ Tournament, per gli amici IPT.

Come funziona?

Ogni estate una commissione dottorandi e giovani ricercatori pubblica una lista di 17 problemi di fisica. Lo spettro degli argomenti è quanto mai ampio; ci si trova infatti a esplorare regioni della fisica mai incontrate prima. Mai pensato di ricreare un’aurora boreale in laboratorio? O studiare come esplodono i pop-corn?

A inizio semestre, reclutati i sei membri del team, si parte. In tante università, distribuite in tutto il mondo, si cominciano a leggere e studiare i problemi, a montare set-up sperimentali, insomma, si cerca una soluzione.

Ad aprile c’è la competizione, nella quale si confrontano i risultati ottenuti nei mesi precedenti. Bisogna arrivarci con almeno 14 o 15 problemi fatti, quindi meglio non perdere troppo tempo a ricostruire improbabili cimici sovietiche. Vi immaginate un confronto educato e sereno? No, non proprio. Infatti vengono organizzati dei veri e propri Physics fights.

Le regole sono complicate, quasi nessuno le ha mai capite tutte, ve ne darò solo un riassunto. In ogni fight si affrontano tre squadre, una propone una soluzione per un problema, un’altra attacca tale soluzione e l’ultima modera il dibattito. Una giuria di professori dovrà quindi valutare la qualità della presentazione e della discussione, assegnando un voto a ciascuna squadra.

Dopo 3 giorni di fights viene stilata una classifica con i voti accumulati, che determina quali siano i team che si affronteranno nel final fight. Il vincitore di quest’ultimo fight viene dichiarato vincitore del torneo e si porta a casa ricchi premi (una pregiata edizione delle Feynman Lectures quest’anno!).

E noi italiani?

No, non abbiamo vinto.

Ma ci siamo classificati sesti su diciotto, ottimo risultato per essere esordienti!

I motivi per raccomandare questa esperienza sono tanti, mi limiterò a menzionarne un paio. Prima di tutto, la possibilità di affrontare problemi inediti, da risolvere con esperimenti, senza guide. Bisogna trovare una soluzione, inventare un set-up sperimentale, insomma bisogna ingegnarsi partendo da zero. Quanti di noi sono bravi sulla carta, ma non hanno mai davvero spremuto le proprie meningi e adoperato le proprie mani su qualcosa di completamente nuovo e sconosciuto?

In secondo luogo, abbiamo avuto la possibilità di incontrare studenti provenienti da Asia, Europa e Americhe, di confrontarci con loro parlando di fisica, e anche di tanto altro. Abbiamo condiviso risate e discussioni, incontrando nuovi amici e conoscendo un diverso modo di ragionare. Insomma, abbiamo allargato il nostro orizzonte!

L’IPT 2018 sarà aperto da agosto, perché non organizzare un team anche nella tua università?

L’aurora boreale in laboratorio.

P.S.

Il problema 8 richiedeva di creare una sparachiodi ad azoto liquido. Ecco, noi l’abbiamo progettata, ma per ragioni di sicurezza non abbiamo potuto assemblarla. Alcuni stranieri, che lasceremo anonimi, ponendosi meno problemi, l’hanno montata e portata a Göteborg, sparando un chiodo che è penetrato per una decina di centimetri in un pezzo di legno. Ovviamente, privi di alcuna protezione, hanno generato non pochi timori agli sfortunati sulla loro linea di tiro. Quando gli si è fatto notare che avrebbero potuto anche uccidere qualcuno, hanno candidamente risposto “non ci abbiamo neanche provato!”.


di Federico Petronio

Il suo nome prevedeva un futuro da letterato, ma sappiamo bene che il destino è un po’ “satyricon”. Un “fisico” bestiale, un vero latino-lover: finalmente Federico è dei nostri.

Pubblicato da Billy

Billy non è nessuno, quindi è chiunque. E' me, te, egli, noi, voi ed essi. Insomma, sotto questo account raccogliamo tutti gli articoli dei lettori più coraggiosi che hanno deciso di raccontare qualcosa, di spiegare un concetto o una curiosità a tutti gli altri Billy.