AirPods e re vichinghi: l’unione fa la forza

La fine dei cavetti attorcigliati delle cuffie è giunta! Di chi è il merito? Un indizio: Aroldo I Dente Blu.


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Apple si diverte sempre a cambiare le carte in tavola e a sorprenderci con nuovi accattivanti prodotti. Questa volta Billy è il turno delle AirPods, gli auricolari wireless da poco disponibili negli stores che ci libereranno della frustrazione di sciogliere ogni volta il groviglio inevitabile dei cavetti delle cuffie. Le hai già chieste a Babbo Natale o alla Befana? In realtà, le cuffie wireless esistono già da tempo, ma Apple sembra un novello Re Mida: tutto ciò che tocca è oro.

La tecnologia che rende possibile ciò è il Bluetooth, che esiste fin dal lontano 1994 (ebbene sì, ormai il 1994 è lontano) e viene sfruttato per esempio per il funzionamento di telefoni cordless, baby monitor e più recentemente selfie stick, che ormai i venditori ambulanti commerciano al posto delle rose, non più di moda.

Il Bluetooth è una tecnologia che consente di mettere in comunicazione una vasta gamma di prodotti utilizzando onde radio a corto raggio. È una connessione particolarmente comoda e molto diffusa per l’assenza assoluta di cavi e fili, il suo costo limitato e la completa automazione. I dispositivi Bluetooth infatti sono a prova di “dummies” e stabiliscono in modo automatico una connessione, senza che l’utente faccia nulla e conosca nulla del loro funzionamento.

La più recente versione Bluetooth 5.0 è caratterizzata da un transfer rate di circa 2Mbit al secondo. Il transfer rate definisce la velocità di download, per esempio 2 Mbit/s sono adeguati per scaricare un’immagine o nel caso delle AirPods una canzone, ma sono sicuramente inadatti nel caso di file più pesanti. Inoltre, il Bluetooth prevede l’utilizzo di una frequenza radio attorno a 2.4 GHz, una banda riservata appositamente per scopi industriali, scientifici e medici. Per evitare sovrapposizioni con altri devices, il Bluetooth ha una potenza di trasmissione molto limitata (circa 1 mW), cosicché sia efficace solamente in un raggio d’azione molto ristretto, solitamente circa 10 metri. Nonostante questa limitazione, le onde radio possono propagarsi anche attraverso i muri, per cui il Bluetooth è utilizzabile anche tra stanze differenti.

In ogni caso, per avere la certezza che non ci siano interferenze quando più dispositivi Bluetooth si trovano nelle vicinanze, è stata sviluppata la tecnica Spread-Spectrum Frequency Hopping. Questa consente di ampliare lo spettro di trasmissione di un segnale “saltellando” da una frequenza a un’altra in modo casuale, a intervalli regolari. Un dispositivo ha a disposizione 79 frequenze di trasmissione diverse e registra ogni secondo ben 1.600 cambi, ovviamente all’unisono tra tutte le periferiche partecipanti allo scambio di dati. In tal modo è altamente improbabile che due devices “estranei” utilizzino contemporaneamente la stessa porzione di banda e che la gif glitterata “Buongiornissimo!!1!! Kaffè?!??” o il podcast di RadioMaria venga trasmesso al destinatario sbagliato.

Infine, caro Billy ti risolvo il cruccio che ti ha tormentato per anni: da dove deriva il nome Bluetooth? L’origine risale a Aroldo I Dente Blu, un re Vichingo vissuto nel X secolo che unificò la Danimarca e la Norvegia. Il celeberrimo mito norreno “Shur’tugal”, meglio noto come “Dragon trainer”, narra che sia discendente di Hiccup Horrendus Haddock III, re dell’isola di Berk, notoriamente inseparabile  dal fedele “destriero” Sdentato. A quanto pare i Vichinghi avevano un debole per i denti. Gli ideatori del Bluetooth si ispirano a Aroldo I anche per il logo, che raffigura infatti le rune corrispondenti alle sue iniziali: ᚼ e ᛒ. Il legame delle due rune allude efficacemente all’idea alla base del sistema: unire e comunicare. 

Per quanto il Bluetooth non sia nulla di nuovo, bisogna riconoscere che la Apple ci sa fare. C’è solo un ultimo dilemma Billy: se perdi una AirPods, cosa succede?

O la ricompri, anche singolarmente, oppure adotti una strategia preventiva. Te ne suggerisco una:

Kvetha, Fricäi!

Pubblicato da Giulia Maffeis

Crede che esistano due cose infinite: l'universo e il suo amore per la fisica, ma riguardo la prima nutre ancora dei dubbi.