Guerra, tra scienza e coscienza

Cosa ha spinto un pacifista del calibro di Einstein a spingere per la costruzione della bomba atomica? Dove nasce il legame che sembra indissolubile tra guerra e scienza? Proviamo a rispondere con l'aiuto di qualche autore.


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In copertina “Have a nice Day”, di Bansky.

Guadato il fiume, valicato il passo, l’uomo si trova di fronte tutt’a un tratto la città di Moriana, con le porte d’alabastro trasparenti alla luce del sole, le colonne di corallo che sostengono i frontoni incrostati di serpentina, le ville tutte di vetro come acquari dove nuotano le ombre delle danzatrici dalle squame argentate sotto i lampadari a forma di medusa. Se non è al suo primo viaggio l’uomo sa già che le città come questa hanno un rovescio: basta percorrere un semicerchio e si avrà in vista la faccia nascosta di Moriana, una distesa di lamiera arrugginita, tela di sacco, assi irte di chiodi, tubi neri di fuliggine, mucchi di barattoli, muri ciechi con scritte stinte, telai di sedie spagliate, corde buone solo per impiccarsi a un trave marcio. Da una parte all’altra la città sembra continui in prospettiva moltiplicando il suo repertorio d’immagini: invece non ha spessore, consiste solo in un dritto e in un rovescio, come un foglio di carta, con una figura di qua e una di là, che non possono staccarsi né guardarsi.

 

Italo Calvino nel descrivere una delle sue Città Invisibili  sceglie queste parole che, a distanza di più di quarant’anni, appaiono quasi un vaticinio e non potrebbero essere più attuali.

Tranquilli nelle nostre case ci leviamo dal letto già stanchi, ci rechiamo al bar a fare colazione, ci lamentiamo del tempo che ci indispettisce sempre un po’ : troppo caldo, troppo freddo, troppo umido.
Trascorriamo così le nostre giornate in questo lato del mondo che, sebbene non privo di problemi, potremmo considerare una amena sfera di cristallo, che ci esula dalla bruttura estrema che, a qualche ora da noi, dilania vite come le nostre ma meno “fortunate”.
Siamo abituati a volgere loro uno sguardo di distaccato dispiacere, non finto ma inconsciamente distante, proprio come un foglio di carta, che sa dell’esistenza del suo rovescio, ma non è pienamente capace di osservarlo.

E se la bruttura si schiantasse contro la sfera di cristallo e la incrinasse irreparabilmente?
E se i due fogli si avvolgessero come un nastro di Möbius?
Se la bruttura entrasse nelle nostre case? Se vagasse per le nostre strade? Se penetrasse alla fine nei nostri cuori fino a spezzarli?

«Ma insomma, chi è?» chiese Ivan scuotendo i pugni con eccitazione «Lei non perderà la calma? Noi tutti qui dentro siamo gente infida…» «No, no!» esclamò Ivan. «Mi dica, chi è?» «Bene,» rispose l’ospite, e disse in tono autorevole e staccando le parole: «Ieri, agli stagni Patriaršie, lei ha incontrato Satana.»

Michail Bulgakov fa camminare Satana per le vie di una Mosca sovietica nel suo più celebre capolavoro, Il Maestro e Margherita, ma i nostri viali  europei non sono oggi così diversi.

7 Gennaio 2015, Charlie Hebdo.
13 Novembre 2015, Parigi.
13 Marzo 2016, Ankara.
22 Marzo 2016, Bruxelles.
28 Giugno 2016, Ataturk.
14 Luglio 2016, Nizza.

La violenza, la morte, l’ingiustizia, la rabbia ed il senso di impotenza nel non poter far nulla per rendere la situazione non perfetta ma almeno lievemente migliore, non sono una novità di questi mesi.
Ci sono zone del mondo in cui nasci in guerra e muori in guerra senza aver mai vissuto un giorno di pace, in cui il desiderio di fuga da una vita che è stata aleatoriamente assegnata in una zona del mondo in cui la possibilità di un’esistenza tranquilla è preclusa all’atto della nascita, sono “abitudine”.

Ora, questo è un blog che è solito parlare di Scienza, di Fisica e di Chimica.
Come si colloca questa riflessione?

La Scienza non è la causa, la scienza è il mezzo.
Continuiamo ad investire il denaro e le migliori delle nostre menti in ricerche a scopo militare.
Da un lato accumuliamo armi sempre più potenti e più “geniali”, ma dall’altro muoriamo di fame e di influenza; e tutto ciò sembra una corsa perpetua ed inevitabile perché il più debole, colui che è privo di armi, viene senza possibilità di replica schiacciato dal più forte.

Albert Einstein, simbolo di estrema genialità, si è sempre considerato un pacifista, un umanista; oltre all’impegno scientifico è noto e paradigmatico il suo impegno politico e sociale; eppure il 2 agosto del 1939 prende carta e penna e invita l’allora presidente degli USA Roosevelt alla costruzione della bomba atomica.
Perché?
Per il timore che Hitler, che aveva tra le sue mani una mente come quella di Werner Heisenberg, potesse riuscirci per primo.
Non siamo ancora oggi certi se lo scienziato tedesco, in un’epifania della follia che avvolge l’agire della storia dell’uomo abbia volutamente boicottato i piani del terzo Reich; ciò che sappiamo è che il Progetto Manhattan riuscì nel suo intento: grazie a 13 Premi Nobel, 4 Premi Wolf e 5 Premi Fermi siamo arrivati a costruire la bomba atomica.
Ho usato un plurale perché, se gli USA non ci fossero riusciti, saremmo comunque stati in grado di costruirla, magari in una diversa combinazione di meridiani e paralleli su questa nostra terra che stiamo poco a poco dilaniando.

Non è la nostra sfera di cristallo ad essersi incrinata; la bruttura è ormai una male atavico che non ha risparmiato nessuno e nessun luogo.

Italo Calvino nelle sue Lezioni Americane, trattando la Leggerezza scrive

Forse stavo scoprendo solo allora la pesantezza, l’inerzia, l’opacità del mondo: qualità che s’attaccano subito alla scrittura, se non si trova il modo di sfuggirle. In certi momenti mi sembrava che il mondo stesse diventando tutto di pietra: una lenta pietrificazione più o meno avanzata a seconda delle persone e dei luoghi, ma che non risparmiava nessun aspetto della vita. Era come se nessuno potesse sfuggire allo sguardo inesorabile della Medusa. L’unico eroe capace di tagliare la testa della Medusa è Perseo, che vola coi sandali alati, Perseo che non rivolge il suo sguardo sul volto della Gorgone ma solo sulla sua immagine riflessa nello scudo di bronzo.

Purtroppo non sono in grado di trovare né di proporre una soluzione.
Ciò che è stato smarrito è però, forse, proprio la Leggerezza, la lievità che si cela nell’animo umano quando si spoglia dell’egoismo, quando si allontana dai sentimenti di invidia e dal desiderio di imporsi, di agire tramite atti di forza per sottomettere altre esistenze che, osservate da vicino, hanno ben poco di diverso da noi.

L’atteggiamento scientifico e quello poetico coincidono: entrambi sono atteggiamenti insieme di ricerca e di progettazione, di scoperta e di invenzione.

Possono allora essere l’arte, la letteratura e la scienza i mezzi per salvarci da noi stessi e dalle nostre azioni?

Oggi non ho voluto riferirmi ad un Billy generico.
Siamo tutti Billy e, questa volta, il tono scherzoso e lieve con cui amiamo esprimerci mi sono sembrati semplicemente non adeguati.
Siamo tutti Billy e non possiamo rimanere indifferenti.
Siamo tutti Billy e dobbiamo trovare, ognuno con i mezzi a propria disposizione, la forza di fare nostro l’impeto di Perseo, di indossare i nostri sandali alati, di volare al di là delle nuvole che trasportano la tempesta in ogni angolo, ad oriente e ad occidente, a nord e a sud, di una terra che può ancora essere salvata.

Pubblicato da AnnaChiara Giovannelli

La ex piccola chimica del gruppo. E' talmente tanto timida che leggendo questa descrizione la state facendo arrossire: ora che studia Ingegneria Nucleare probabilmente si sarà annichilita!