La musica di Keplero e la scienza di Beethoven (3/4)

Nell’ultimo episodio abbiamo esaurito la parte che descrive le influenze di un’armonia celeste sulla scienza di Keplero, che culmina con la legge armonica. Oggi iniziamo a parlare delle suggestioni scientifiche che si posso carpire tra i capolavori di un talento eterno della musica: Ludwig van Beethoven.


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Rieccoci qui Billy. Nell’ultimo episodio abbiamo esaurito la parte che descrive le influenze di un’armonia celeste sulla scienza di Keplero, che culmina con la legge armonica. Oggi invece iniziamo a parlare delle suggestioni scientifiche che si posso carpire tra i capolavori di un talento eterno della musica: Ludwig van Beethoven. Il nostro cammino, piuttosto impegnativo, attraverserà filosofia e arte per arrivare alla destinazione tanto ambita: il sodalizio tra musica e scienza. Chiudi per un momento gli occhi, respira profondamente, concentrati e raccogliti in una ascesi personale, raggiungendo un tuo piccolo e privato nirvana. Leggendo immagina un Beethoven versione cartoon che si destreggia tra i paesaggi descritti dai quadri, con le sue sinfonie come colonna sonora.

beethoven cartoon

 

La scienza di firma

La filosofia si è sempre rivolta ai vari ambiti del sapere con l’obiettivo di individuarne il metodo, determinarne i fondamenti, ma soprattutto applicarvi le proprie griglie concettuali e trovare conferma dei propri concetti teorici. Si è interessata di fisica, matematica, cosmologia, storia, politica, estetica, sue articolazioni interne, ma ha riservato una peculiare attenzione all’arte, sia come espressione della psiche e dei sentimenti umani, sia come immagine non concettuale del mondo e della realtà. La musica in particolare assurge a un ruolo filosofico di rilievo. Si discosta maggiormente dalla tangibilità e dalla concretezza del reale rispetto al colore o alla parola. Se la filosofia cerca di risolvere la relazione con l’essere e con il nulla, il rapporto tra soggetto e oggetto, tra anima e corpo, tra spirito e materia attraverso definizioni e sillogismi, la musica contiene questi enigmi in nuce e in fieri nella propria essenza sonora, articolandone il senso, ma senza prospettarne una soluzione concettuale.

 

 

La musica inoltre riflette sul ruolo occupato dall’uomo nel mondo, nella società, nella storia. Gli avvenimenti, le esigenze, i cambiamenti e la Weltanschauung (concezione del mondo) propria di ogni epoca si ripercuotono così sulla Musikanschauung (modo musicale di concepire il mondo). Ne derivano i canti corali che accompagnavano le tragedie greche, il canto gregoriano nel Medioevo cristiano, la musica popolare dei trovatori del XIII secolo, l’Ars nova laicizzante del Trecento, l’equilibrio dell’armonia durante il Rinascimento, la nascita del melodramma grazie a Monteverdi nel XVII secolo, la musica da camera regolare e serena dell’Illuminismo, fino alle possenti e brillanti sinfonie del Romanticismo.

beethovenLudwig van Beethoven è sicuramente il compositore più grande nella storia della musica.

Beethoven vive in un’era trasformata dalla Rivoluzione Francese e dalle guerre napoleoniche, in un nuovo mondo musicale che con audacia apre la strada al Romanticismo. All’equilibrio della forma sonata classica infonde nuova vitalità, un impeto interiore che apre alla musica orizzonti inesplorati e la rinnova completamente in senso armonico e timbrico, ritmico e melodico. La sua musica prende forma dai conflitti interiori dell’artista, ne mette a nudo le passioni e i dolori, ne interpreta gli ideali, senza però svincolarsi mai totalmente dalle forme musicali canoniche e risolvendo infine il conflitto grazie a una trascendente spiritualizzazione. Per questo motivo condivide le istanze del movimento preromantico tipicamente tedesco dello Sturm und Drang, che significa “Tempesta e Impeto”.

Nato a Bonn nel 1770 da una famiglia di origine fiamminga, si dedicò presto alla musica, con la quale cercò di lenire la sofferenza di una dura esistenza contrassegnata dalla miseria e da preoccupazioni di ogni tipo. Qual è il peggior male per una persona che vive per la musica Billy? Senza dubbio la sordità, tormento di tutta la sua esistenza, che lo estraniò dalla vita sociale e dai rapporti affettivi e lo rinchiuse in una cupa misantropia. Chiunque, Billy, si sarebbe arreso, ma non il nostro SuperBeethoven. Combatté il suo dolore con tutta l’energia di un carattere volitivo e fiero, con l’ansia cocente di felicità che lo spingeva verso mete luminose, con lo struggente desiderio di bontà e di fratellanza che contrassegnava la sua anima. Da questo immenso conflitto interiore presero forma e sostanza le sue immortali sinfonie, le sonate e i quartetti, sfolgoranti per la potenza e la novità formale, ma soprattutto per la loro elevatezza spirituale, la loro implorante richiesta di amore e di luce. Dunque Billy, paradossalmente la sordità per Beethoven è stata la sua (e nostra) più grande fortuna.

Deluso anche dalla realtà sociale e politica che veniva brutalmente a smentire gli ideali tardo – illuministici a cui aveva aderito, Beethoven trasfuse nell’arte il suo insopprimibile bisogno di libertà, di indipendenza, di ascesi spirituale. Scrisse pagine rivoluzionarie per l’empito interiore, l’accentuazione dei contrasti, il furore dei sentimenti, l’intensità dell’espressione. All’equilibrio della forma, retaggio della civiltà settecentesca, egli unì l’imperiosa vitalità, l’estro fantastico del genio che apre alla musica orizzonti inesplorati, un <<Titano combattente con gli dei>> come dirà Wagner. Come sempre quindi Billy la grandezza non proviene dagli eccessi, ma dall’equilibrio. Non è tutto o nero o bianco, ma “est modus in rebus” come dice Orazio.

Nelle sinfonie di Beethoven è possibile cogliere il legame indissolubile tra musica e scienza. Per quanto i preromantici siano antiaccademici, Beethoven non dimenticherà i canoni di equilibrio e ordine neoclassici, tanto che nei manuali di Storia della Musica è annoverato nella cosiddetta “triade classica” insieme a Hayden e Mozart. Retaggi di tale stile classico possono essere ritrovati nelle proporzioni organiche delle forme, nella simmetria delle parti e dei singoli elementi, nell’eloquio basato su frasi brevi, periodiche e articolate che caratterizzano in decrescendo tutte le opere di Beethoven, fino ad annullarsi nella Nona Sinfonia. L’equilibrio, l’ordine e la simmetria neoclassica sono individuabili per esempio nel frequente uso di trasformazioni geometriche, in particolar modo di isometrie, di cui la Quinta Sinfonia è disseminata. È dunque lecito parlare di una scienza in Beethoven? Ancora una volta tutti in coro Billy: CERTO CHE SI!

La scienza non è composta solo da coniche, stringhe, limiti, traiettorie, circuiti. La scienza è caratterizzata innanzitutto da uno specifico modus operandi. Tale modus operandi è il principio del processo dialettico con cui il filosofo idealista Georg Wilhelm Friedrich Hegel interpreta la realtà.

Theodor Ludwig Wiesengrund-Adorno, filosofo e musicologo tedesco, scrisse in Beethoven, Filosofia della musica: <<La musica di Beethoven è la filosofia hegeliana>> e <<La volontà, energia che in Beethoven la Forma mette in moto, è sempre il Tutto, lo Spirito del Mondo hegeliano>>.

Il 3 è un numero chiave in Beethoven. Tre sono state le promesse della giovinezza: il talento, le parole di incoraggiamento di Mozart, l’appoggio di esponenti dell’alta società viennese; tre i dolori che lo afflissero in età matura: la morte della madre, la freddezza del padre, la sordità; tre i motivi che gli diedero infine speranza: la fratellanza, la libertà, la musica. È immediato il collegamento con le tre fasi che compongono il processo dialettico di Hegel: tesi, antitesi, sintesi. Tale tripartizione può essere applicata non solo nella vita, ma anche nell’evoluzione musicale di Beethoven.

Hegel rappresenta il culmine e il compimento della filosofia idealista. L’idealismo è un atteggiamento filosofico che non si ferma dogmaticamente ai fatti, ma ne indaga la condizione prima e assoluta. Si tratta quindi di una ricostruzione della genesi della coscienza. L’obiettivo è mostrare come la coscienza, in base all’esperienza dualistica di opposizione tra soggetto e oggetto, creda ingenuamente e dogmaticamente nell’esistenza di realtà in sé, fuori dalla coscienza stessa. Ti avevo avvisato Billy che sarebbe stato piuttosto impegnativo, oggi riflettiamo sull’Essere, la coscienza e la realtà, ma di certo non fa male, spolveriamo un po’ gli ingranaggi.

Secondo Hegel il cammino di conoscenza è un processo dialettico, un viaggio del tutto particolare in cui la destinazione e il percorso coincidono. È composto da tre momenti, tesi antitesi e sintesi. Ti ricordi però Billy che avevamo detto che il nostro sarebbe stato un viaggio tra arte e filosofia? Non ci facciamo mancare mai niente. Questi tre momenti infatti sono ben rappresentati figurativamente dai tre pannelli che costituiscono l’opera di Klimt “Il Fregio di Beethoven”. Procediamo per ordine e facendo un parallelo tra filosofia e arte:

1. L’anelito alla felicità | Tesi – Proposizione

Consiste nella conoscenza di un fatto che tende a presentarsi come vero, senza dimostrazioni, senza via di scampo.

 

Nella prima scena, <<le suppliche del debole genere umano>>, incarnato da tre figure nude, si rivolgono alla Forza, impersonata da un cavaliere in armatura, a Compassione e a Ambizione, che prendono la forma delle due donne poste alle sue spalle, chiedendo di porre fine alle loro sofferenze. Il cavaliere dall’espressione decisa e concentrata muove un passo in avanti e impugna la spada, accettando la missione. Adeguandolo all’interpretazione hegeliana, rappresenta Beethoven che percepisce le prime avvisaglie della sordità, il male peggiore per un musicista. Dato che Beethoven non suona per vivere, ma vive per suonare, capisce che deve reagire, ma ovviamente tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, è sempre così Billy.

2. Forze ostili | Antitesi – negazione

Il <<travaglio del negativo>> è il reale motore del processo dialettico e consiste nella soppressione della tesi. L’<<immane potenza del negativo>> è infatti la capacità di non fermarsi all’apparenza, che si trasforma nella volontà di scoprire cosa effettivamente è vero e non si spaccia solo per tale.

Sulla parete successiva è raffigurato invece il gruppo delle Forze Ostili, ovvero il Gigante Tifeo, un gorilla sdentato <<contro il quale gli stessi dei combatterono senza successo>>, con le figlie, le tre Gorgoni, vicine a Malattia, Follia e Morte. Completano la gioiosa combriccola i peccati mortali Lussuria, Impudicizia e Intemperanza, e infine il Dolore struggente, la figura scheletrica rannicchiata su se stessa. Le Forze Ostili ostacolano e indeboliscono il cavaliere, che rischia di non portare a termine la sua missione. Beethoven si chiude in una cupa misantropia, ma non si dà per vinto e continua a combattere contro le forze avverse del destino. In questo periodo compone la Quinta Sinfonia. È l’opera più caratteristica e significativa dell’agonismo eroico. Le quattro note iniziali, come disse lo stesso Beethoven, esprimono <<il battere del destino alla nostra porta>> e le innumerevoli dissonanze svolgono una funzione di incalcolabile tensione. Rappresenta infatti la lotta eroica, affannosa e drammatica dell’uomo contro le cieche potenze avverse, il tormento interiore, le aspirazioni deluse.

3. Inno alla gioia |Sintesi – mediazione

E’ basata sul principio dell’Aufhebung, cioè del mantenimento e superamento, della <<soluzione e trapasso>> di tesi e antitesi che permette il loro inveramento.

Nel terzo momento del Fregio si placa la tensione suscitata dalla parete con Le Forze ostili e si risolve il travaglio dell’uomo grazie alla Poesia (o Musica), rappresentata da una suonatrice di lira. Il pannello è suddiviso verticalmente in tre gruppi: una colonna di figure femminili cui fa da sfondo una fiamma dorata, il <<coro degli Angeli del Paradiso>> e l’abbraccio di una coppia all’interno di una grande campana che rappresenta simbolicamente l’Eden. Il cavaliere ha portato a termine con successo la missione. Beethoven ha vinto la battaglia contro il destino e grazie a una trascendente spiritualizzazione, canta alla fratellanza e alla libertà. Le donne sono sempre protagoniste, ma il pittore le spoglia della connotazione maligna che trionfa nella parete delle Forze ostili e le rappresenta non più come streghe, ma come vestali. Le figure stilizzate, la ripetizione dei visi, delle pose e degli abiti conferiscono all’insieme armonia (sempre a quella puntiamo Billy), accentuata dall’ondeggiare delle linee e dall’uso di colori brillanti, sovrastati dalla presenza dell’oro, che evoca un’idea di sacralità. La parte conclusiva del Fregio rappresenta la felicità raggiunta espressa dall’Inno alla Gioia di Schiller, messa in musica da Beethoven nel finale della Nona Sinfonia.

E questo Billy, cosa è se non il metodo scientifico?

Lo scienziato osserva un fenomeno: la mela cade dall’albero.

Dopodichè, all’inizio accetta semplicemente il fatto, ma poi, mosso dal suo spirito indagatore, e probabilmente dal bernoccolo che la mela ha lasciato, si chiede perché il frutto sia caduto dall’albero. Newton si è posto una domanda basilare e semplice: perché la mela cade verso il basso e non verso l’alto? Le scoperte scientifiche Billy, non nascono mai da dubbi esistenziali sui massimi sistemi, che vogliono stravolgere lo spazio e il tempo. Le scoperte nascono sempre a partire da eventi quotidiani e scontati. Il talento dello scienziato è incuriosirsi di un fenomeno solo apparentemente banale, ma che in realtà nasconde un meccanismo ben più grande e complesso di quello che si potrebbe immaginare. Newton ha avuto due esaurimenti nervosi e non è riuscito e dormire la notte finchè non ha ottenuto la risposta alla sua domanda: l’ipotesi della validità della formula

formula

Ma la prima volta che è giunto a questo risultato, la formula non era ancora accettabile. È necessario testarla, verificare che sia compatibile anche con tutte le altre formule conosciute, che spieghi altri fenomeni oltre alla caduta della mela. L’esperimento (che corrisponde all’antitesi) è la fase più importante del metodo scientifico. Solo dopo aver sottoposto l’ipotesi a tutte le prove possibili, la formula può essere promossa a legge: la legge della gravitazione universale.

Dunque le opere di Beethoven, che rispecchiano la sua vita, seguono una versione creativa e artistica del metodo scientifico.

Nella Nona Sinfonia per esempio due temi vengono inizialmente esposti e opposti (tesi) poi sviluppati in un gioco di contatti e trasformazioni reciproche (antitesi). Infine sono ripresentati in una sorta di riconciliazione che produce una nuova conoscenza di sé, la quale conserva in sé i contrasti e la delusione dell’esperienza precedente, caricando di un nuovo significato quelli che all’inizio sembravano semplici temi (sintesi). La Nona Sinfonia quindi è la versione artistica del vissuto del compositore.

Lunga vita a Beethoven!

To be continued…

Pubblicato da Giulia Maffeis

Crede che esistano due cose infinite: l'universo e il suo amore per la fisica, ma riguardo la prima nutre ancora dei dubbi.