E se l’universo fosse un ologramma?

Stando a questa teoria, lo spazio è costituito da due dimensioni (più il tempo).


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Abbiamo testato una classe di modelli olografici sui dati delle osservazioni dell’universo primordiale e abbiamo scoperto che questi competono con il modello standard della materia oscura fredda.

L’articolo, firmato da un team di ricercatori italiani, inglesi e canadesi e pubblicato su Physical Review Letters è diretto fin da subito: un modello olografico per descrivere il nostro universo è possibile e sembra avere la stessa precisione dell’attuale teoria cosmica.

In totale opposizione con le ultime “teorie del tutto”, come quella delle superstringhe che prevede che la materia sia composta da minuscole corde vibranti in uno spazio di 11 dimensioni (10+1, 7 in più dello spazio 3D a noi noto senza contare la dimensione temporale), il modello olografico prevede che lo spazio sia descrivibile utilizzando solamente due dimensioni (più il tempo).

L’idea alla base della teoria olografica dell’universo è che tutte le informazioni che costituiscono la ‘realtà’ a tre dimensioni – più il tempo – siano contenute entro i confini di una realtà con una dimensione in meno” spiega Claudio Corianò, ricercatore dell’Infn e professore di fisica teorica dell’Università del Salento che ha firmato l’articolo.

Pubblicato da Raffaele Farinaro

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