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Sicuramente ispirati dagli artisti che allietano l’ordinarietà dei nostri giorni, anche i buchi neri, nel lontano cosmo, intonano sinfonie ammalianti e meritevoli di rispetto.

Certo, è assai probabile che la loro melodia non raggiunga il talento di Beethoven, Bach o Chopin, ma forse permetterà, un giorno, di svelare un enigma cosmologico finora senza concreta spiegazione.

Dalle analisi delle osservazioni che il telescopio a raggi X Chandra ha rilevato nell’Ammasso di Galassie di Perseo, a una distanza di circa 250 milioni di anni luce dalla Terra, si è scoperto che queste galassie risultano essere circondate da involucri di gas al centro dei quali si suppone esserci un buco nero “supermassivo”.

Cosa significa che i buchi neri “cantano”?

Questi involucri presentano due cavità, simili a due bolle, a partire dalle quali vengono emanate onde che si propagano attraverso i gas. La natura di queste onde è stata ricondotta a vere e proprie onde sonore, come se rappresentassero il “suono” melodico dello stesso buco nero: dal punto di vista musicale, rispetto alla frequenza dell’onda, la nota che il buco nero emette rappresenta una sorta di SI bemolle, circa 57 ottave più basso di quello corrispondente al cosiddetto do3 ( la terza ottava della tastiera del pianoforte).

Per suonare questa nota su un pianoforte, sarebbero necessari 635 tasti in più sulla sinistra. In pratica il buco nero “canta” a una frequenza di un milione di volte più bassa del più basso suono percepibile dall’uomo.

Non è tutto: il processo di formazione e propagazione di queste onde sonore potrebbe contribuire a fare luce sulla nascita di questi ammassi di galassie. Uno degli enigmi senza risposta rappresentava il motivo per cui negli ammassi ci fosse molto gas incandescente e poco gas freddo. Probabilmente dovrebbe essere in atto un ulteriore riscaldamento del gas e, proprio la propagazione delle onde sonore, potrebbe essere il meccanismo di trasporto del calore dalle cavità del buco nero verso la periferia dell’involucro di gas dell’Ammasso.

Poiché questo fenomeno trova corrispondenze in altri ammassi di galassie, renderebbe credibili le ipotesi che l’intero Universo possa essere attraversato da un immenso “coro di voci”, formato interamente dalle melodie di migliaia di buchi neri: come se l’Universo fosse stato forgiato grazie al ritmo di una melodia mai udita.

I buchi neri sono gli unici cantautori del Cosmo?

“Il nostro sistema solare è freddo, per lo più senza vita e un po’ deprimente. Quindi non sorprendentemente, adora i Radiohead.”

Sono queste le parole dell’astrofisico e musicista Matt Russo che, nel corso dell’ultimo anno, ha condotto diverse ricerche: ha analizzato i dati orbitali raccolti da un apposito software, i quali creavano una nota ogni volta che un pianeta o un asteroide attraversava un determinato punto dello Spazio. Così, i movimenti sono stati interpretati come note e ritmo: dopo aver inserito nel programma i dati di Mercurio, Venere, la Terra e Marte, l’astrofisico si è accorto della somiglianza fra la melodia del sistema solare e la canzone “True Love Waits” dei Radiohead. Incredibile, vero?

Per saperne di più, questo è il link! 

Pubblicato da Angela Conaci

È la più acerba fra gli spalestrati, ma ha tanta passione: i suoi unici Credo sono la fisica e l'arte. Il giorno in cui capì che Dio gioca a dadi con l'Universo fu uno shock, da quel momento fatica anche a giocare a monopoly!