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In un nuovo articolo pubblicato su Advanced Materials, un gruppo di ricerca italiano nato dalla collaborazione tra l’Università di Firenze, l’Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del CNR e La Sapienza ha aggiunto un tassello ulteriore verso la rivoluzione dell’informazione quantistica. L’informazione classica, su cui si basa tutto quello che conosciamo, dai computer a internet, utilizza i bit, ovvero due stati di un sistema facilmente distinguibili, come un segnale di tensione alto (1) e uno basso (0).

L’informazione quantistica si basa invece sui qubit (quantum-bit): nel mondo dei quanti un sistema che può trovarsi in uno stato 0 e 1, ha anche la possibilità di trovarsi in uno stato che sia una combinazione di questi due (ad esempio 20% nello stato 0 e 80% nello stato 1). Questo dà la possibilità di poter immagazzinare un numero di informazioni che è esponenzialmente più alto rispetto al caso classico.

Ma uno degli ostacoli più grandi all’avvento di un’infrastruttura che si basi su questa nuova frontiera dell’informazione sta proprio nella creazione e nella conservazione di questi stati, che per la natura stessa della coerenza quantistica sulla quale si fondano, sono estremamente delicati e suscettibili al mondo esterno.

Pubblicato da Raffaele Farinaro

Se il blog esiste è solo colpa sua. Mezzo campano e mezzo abruzzese ha la fissa per gli ologrammi, la divulgazione scientifica e Iron Man. E la pizza.