Quando i computer imparano a comporre musica

Nell’era dell’intelligenza artificiale, Sony ha creato un algoritmo per far generare ad un computer musica nello stile dei grandi artisti. Quali potrebbero essere le conseguenze?


Tempo di lettura stimato: 4 minuti
Difficoltà:


L’intelligenza artificiale (che chiameremo AI in seguito, ovvero artificial intelligence) è uno di quegli argomenti che sembrano sempre lontanissimi, che danno quel tocco di futuristico a libri, film e discorsi tra universitari brilli.

Eppure l’AI è una tecnologia che a tutti gli effetti sta entrando a far parte della nostra vita, del nostro quotidiano: basti pensare a quanti di voi hanno nella tasca un telefono della mela morsicata. Siri non sarà la Jarvis di Tony Stark, ma le capacità cognitive del sistema crescono di mese in mese, permettendogli di comprendere e quindi di eseguire compiti sempre più “complicati” ma soprattutto variegati.

Mi potresti contestare qui Billy, dicendo che Siri non impara propriamente dal mondo, dagli errori o dalle “esperienze”, in quanto sono gli sviluppatori che effettivamente gli “insegnano” dei nuovi task, le spiegano che ad A si risponde B. Ma a differenza di un essere senziente (quale dovresti essere tu Billy, eppure questo è tutto ancora in discussione) non ha la facoltà di ampliare autonomamente la propria conoscenza. Non ancora.

Ci sono già laboratori e progetti di ricerca che hanno insegnato ad un robot, ad una macchina, ad imparare. Rifletti su questo concetto: insegnare ad imparare.

C’è qualcosa di poetico in questo atto, qualcosa anzi di “divino”: come Prometeo che ruba il fuoco degli dei, la loro esclusiva, per donarlo agli uomini, creature da loro stessi create.

Non è un poco quello che cerca di fare da sempre l’uomo? Cercare di creare qualcosa che in qualche modo sia più grande di lui: un poema che studiano i ragazzi da migliaia di anni, un album che ha creato un nuovo genere musicale, un quadro che rappresenta un’epoca intera.

Non è un caso che abbia citato solo opere “umanistiche”: le opere d’arte sono il lascito di un artista, frutto del suo genio e del suo talento. Ma le grandi scoperte scientifiche, le rivoluzioni tecnologiche, sono processi che abbracciano una quantità di menti e di sforzi che sarebbe riduttivo e ridicolo associare ad un solo nome.

Ma stiamo uscendo fuori dal tema portante, in un articolo che sembra più un flusso di coscienza che altro, me ne rendo conto.

La domanda che voglio porti è questa: cosa distingue un’intelligenza artificiale, alla quale abbiamo insegnato ad imparare, da un’intelligenza umana? Io risponderei la fantasia, la creatività. La capacità di inventare, di tirare fuori un’idea dal nulla e plasmarla in una forma tangibile o non.

Poi però ho letto di una tecnologia che sta sviluppando la Sony((Per esteso sarebbe SONY CSL Research Laboratory)), Flow Machines.

Fornendo un database di canzoni (si parla di circa 130mila pezzi) la macchina impara i vari stili musicali. Da questo momento è quindi in grado di creare, su richiesta, una nuova canzone in qualsiasi stile.

E così sono nate “Daddy’s Car” e “The Ballad of Mr Shadow”, rispettivamente nello stile dei Beatles e in quello di cantautori americani. La post produzione e le parole sono state affidate all’artista Benoit Carrè, ma l’armonia e la melodia sono interamente generate dall’AI. ((Nel 2017 è prevista la pubblicazione di un intero album, qui il LINK al progetto.))

Quindi ho pensato: ok, un computer ha generato una canzone. Ma ha studiato la musica che gli abbiamo fornito. Non è quello che fanno anche i nostri artisti?

E’ totalmente vero dire che il processo di creazione viene fuori dal nulla? Quanto conta la nostra conoscenza pregressa?

E’ un poco come il progetto Deep Dream ((Come funziona? Una rete neuronale analizza l’immagine scelta utilizzando degli algoritmi che cercano di riconoscere qualcosa di noto nei dettagli. La cosa genera un loop che esagera i semplici dettagli. Ad esempio ‘se una nuvola somiglia un po’ a un uccello, la rete la renderà più simile a un uccello. La cosa porterà la rete a leggere molto più chiaramente l’uccello nel passaggio successivo, e così via, finché non comparirà un uccello perfettamente dettagliato, apparentemente dal nulla’.)) di Google: è corretto dire che il computer sta immaginando (o addirittura sognando)?

Per essere più espliciti, è corretto dire che l’uomo sia in grado di CREARE ?

Se non ci fossero i funghi, riusciresti a immaginarli?

Se non esistessero le alghe, riusciresti a immaginarle?

In altre zone di questo universo, è facile da realizzare, esiste tutto ciò che io non riesco ancora a immaginare!

Pubblicato da Raffaele Farinaro

Se il blog esiste è solo colpa sua. Mezzo campano e mezzo abruzzese ha la fissa per gli ologrammi, la divulgazione scientifica e Iron Man. E la pizza.

Lascia un commento